C’è una scritta su un palazzo di Pirano che dice tutto. È scolpita nella pietra di un edificio del Quattrocento, in veneziano antico: lassa pur dir. Lascia che parlino. La fece incidere un mercante veneziano che amava una ragazza del posto e non voleva che le chiacchiere dei vicini la turbassero. Era il XV secolo. Venezia governava queste coste da cent’anni, e avrebbe continuato a farlo per altri quattrocento.
Quella scritta è ancora lì, sulla facciata della Casa Veneziana che si affaccia su Piazza Tartini. Ed è ancora perfettamente leggibile — in un dialetto che qui, sulla costa slovena dell’Adriatico, risuona come qualcosa di familiare e lontano insieme.
Una città che non sembra Slovenia
Pirano si raggiunge da Trieste in meno di un’ora, lungo una strada che costeggia il Golfo prima di scendere verso la costa slovena. Trenta-sette chilometri, un confine, e un mondo che cambia — eppure non troppo.
Il comune è bilingue: sia lo sloveno che l’italiano sono lingue ufficiali. Nei bar si può ordinare in italiano. I nomi delle strade compaiono in entrambe le lingue. E l’architettura parla da sola: palazzi gotici veneziani, chiese barocche, vicoli stretti lastricati in pietra d’Istria. Il rapporto con la Serenissima, fondato su interessi economici legati al commercio del sale, risale al XIII secolo e durò oltre 500 anni.
Quando entri in città — a piedi, perché le auto non possono accedere al centro storico — la prima cosa che vedi è il porto. Il mandracchio, l’antico porto peschereccio, con le barche ormeggiate e i ristorantini che si affacciano sull’acqua. Poi i vicoli si stringono, le case si alzano, e all’improvviso si apre Piazza Tartini.
Cosa vedere a Pirano: Piazza Tartini e la Casa Veneziana
Al centro di questa elegante piazza ellittica in pietra bianca d’Istria spicca la statua del celebre violinista Giuseppe Tartini, nato proprio qui nel 1692. Tartini è il figlio più illustre di Pirano — compositore, violinista, teorico della musica. Studiò a Padova, suonò in tutta Europa, ma tornò sempre qui. La sua casa natale è ancora sulla piazza, oggi museo.

Intorno alla piazza, i palazzi raccontano cinque secoli di potere veneziano. Il Municipio porta sulla facciata lo stemma della Serenissima: un dettaglio che racconta la lunga dominazione veneziana, ancora oggi palpabile nell’architettura. E poi c’è la Casa Veneziana — il più antico edificio conservato in Piazza Tartini, risalente al XV secolo, il miglior esempio di architettura gotica veneziana a Pirano. È lì che c’è la scritta: lassa pur dir. Una storia d’amore, una sfida ai pettegoli, incisa nella pietra per seicento anni.
Il campanile che guarda verso Venezia
Dal centro della piazza si vede già, in cima alla collina: il campanile della Chiesa di San Giorgio. Alto poco più di 47 metri, fu costruito durante la dominazione veneziana ed è una copia ridotta di quello di San Marco. Non è una coincidenza né un omaggio generico. Era un segno preciso di appartenenza — questa città è veneziana, questo campanile lo dimostra a chiunque arrivi dal mare.
Per arrivare alla chiesa si sale attraverso i vicoli, tra case strette e scale in pietra. La salita vale ogni gradino. Dal terrazzo davanti alla chiesa è possibile vedere Trieste, le Alpi e persino le Dolomiti quando il cielo è sereno. E in basso, la città si distende verso il mare come una mano aperta: i tetti rossi, la piazza ellittica, il porto, il faro sulla punta del promontorio.
L’interno della chiesa conserva opere di scuola veneziana. Il dipinto raffigurante il Martirio di San Giorgio è il più grande olio su tela della Slovenia. Pochi lo sanno. Pochi si fermano abbastanza a lungo per scoprirlo.
Le mura e il tramonto
Prima di scendere, vale la pena percorrere le mura medievali. Le antiche mura risalgono alla fine del XV secolo, si estendono per circa 200 metri, sono intervallate da sette torri e collegate da camminamenti da cui si ammira il panorama sui tetti della città fino al porto e al faro.
Da qui la prospettiva cambia ancora. Pirano non è solo veneziana nell’architettura — lo è nel modo in cui usa lo spazio, nel rapporto con il mare, nella densità del centro storico che si affolla su un promontorio stretto come un galeone. È una città che i veneziani hanno costruito a loro immagine, in un posto che avrebbe dovuto essere periferia e invece è diventato gioiello.
Il tramonto da quassù — il sole che scende sul Golfo di Trieste mentre le luci della città si accendono una a una — è una di quelle cose difficili da descrivere e impossibili da dimenticare.
Se vuoi fermarti a dormire nel centro storico, direttamente su Piazza Tartini, l’Art Hotel Tartini è la base ideale — camere con vista sulla piazza, a pochi passi da tutto quello che vale la pena vedere. E se hai una giornata intera, l’itinerario da Trieste a Pirano racconta anche Muggia e il confine italiano — un altro capitolo della stessa storia.

