C’è un momento preciso in cui capisci di aver attraversato il confine tra Italia e Slovenia nel Collio. Non è il cartello, non è la lingua sulle insegne. Il paesaggio è la naturale prosecuzione del Collio Goriziano — se non fosse per i cartelli segnaletici in lingua locale non ci si rende nemmeno conto di essere arrivati in Slovenia.
Stesse colline, stessa ponca, stesso modo di piantare le vigne. Solo che qui si chiama Brda, e la parola significa semplicemente “colline”.
Il confine che non divide
A volte i confini tracciano linee che forse possono avere un senso su una carta geopolitica, ma perdono ogni significato una volta che ci si trova sul territorio. È il caso del confine del Collio tra Italia e Slovenia — non ci sono montagne o fiumi che separano gli Stati, e le dolci colline si ricorrono senza soluzione di continuità.
Eppure quel confine è stato, per decenni, il confine per eccellenza — quello che divideva l’Europa occidentale dal blocco comunista. Famiglie che avevano proprietà su entrambi i lati si sono trovate divise dalla notte al giorno. Cantine che producevano lo stesso vino sullo stesso suolo si sono ritrovate in due paesi diversi.
Oggi quel confine non esiste più, nel senso pratico. Ma il Brda ha mantenuto la sua identità — slovena, non italiana, non asburgica, non veneziana. Una delle poche zone di questo territorio che non deve la sua forma alla Serenissima.
Cosa vedere nel Brda Collio Sloveno: Šmartno e i borghi medievali
Il borgo medievale di Šmartno ha conservato intatto il sapore del passato. Si entra attraverso una porta nelle mura, e il mondo cambia dimensione — vicoli stretti, case in pietra, silenzio. Tra le 18 e le 20, quando il sole è basso e la sua luce radente illumina le colline coltivate a vite, il paesaggio è di una bellezza indescrivibile.
È qui che si trovano la Hiša Marica — cucina stagionale che cambia ogni settimana, tavoli sul vicolo lastricato — e poco distante il castello di Gredič con il suo ristorante Michelin e l’enoteca più completa del Collio. E a Ceglo, la Cantina Movia — trecento anni di storia, vini naturali, degustazioni sulla terrazza panoramica.
La Rebula e i ciliegi
Goriška Brda è immersa in una tradizione vinicola che risale all’epoca pre-romana. La varietà di vino più prominente è la Rebula — sebbene originaria della Grecia, viene prodotta in questo luogo da oltre 750 anni e rappresenta ancora circa il 25% del vino della regione.
Ma il Brda non è solo vino. In primavera i ciliegi in fiore trasformano le colline in qualcosa di difficile da descrivere. È il momento migliore per venire — prima dei turisti estivi, con la luce ancora morbida e i petali bianchi sui filari.
Il Brda si esplora meglio in bicicletta o in auto, senza fretta, fermandosi dove si vuole. È a venti minuti dal Collio italiano, e fa parte dell’itinerario Il Filo d’oro della Malvasia — che da qui scende verso il Carso e poi l’Istria.
Il Brda si visita tutto l’anno, ma la primavera — da metà marzo a fine aprile — è il momento più spettacolare, quando i ciliegi fioriscono tra i vigneti e le colline diventano bianche. In estate il territorio si anima di eventi legati al vino e alla cultura locale, tra cui la Festa della Rebula. Chi vuole fermarsi può trovare agriturismi e B&B immersi nei vigneti — un modo per capire il territorio con la calma che merita. Da Gorizia al Brda sono venti minuti di strada, senza autostrada, attraverso paesaggi che cambiano colore con le stagioni.
Il Brda non è una destinazione da consumare in fretta. È un territorio che si capisce tornandoci, ogni stagione con la sua luce, ogni cantina con la sua storia da raccontare.



