Il Filo d’oro della Malvasia: da Venezia all’Istria lungo la rotta del vino della Serenissima
Venezia e i veneziani hanno un ruolo fondamentale nella storia della Malvasia. Dopo la IV crociata, il Peloponneso passò a Venezia — fu allora che i mercanti della Serenissima compresero di essere venuti in possesso dell'oro liquido. Di origine greca, la Malvasia Istriana fu portata in Italia dai veneziani già prima del Trecento. Grazie alla Repubblica Veneta, questo vitigno cominciò a diffondersi lungo tutto l'alto Adriatico: Istria, Carso, Collio e Isonzo. Questo itinerario percorre quella rotta al contrario — non da Venezia verso le colonie, ma dai territori dove la Malvasia è ancora oggi coltivata risalendo verso il cuore della Serenissima. Sei giorni tra cantine storiche, borghi medievali e confini che cambiano lingua ma non paesaggio.
Le tappe
Collio italiano: Cormons e Capriva del Friuli
Il punto di partenza è il Collio goriziano — la denominazione vinicola che ha fatto conoscere al mondo il Friuli del vino. A Cormons, La Subida è la prima sosta: un borgo nel bosco, cucina di confine con stella Michelin, l'anima del Collio in un posto solo.
A pochi chilometri, a San Floriano del Collio, il Borgo Gradis'ciutta — un complesso del Cinquecento restaurato, sulla linea dove per secoli il territorio veneziano finiva e quello asburgico iniziava. Vini biologici, vigneti storici, camere tra i filari.
Nel pomeriggio: visita e degustazione a Russiz Superiore — sette secoli di storia viticola, l'aquila dei principi Torre Tasso sull'etichetta, i bianchi più longevi del Collio.
Il Collio e Livio Felluga
Mattina da Livio Felluga a Brazzano di Cormons — i vini con la mappa in etichetta, una storia istriana che attraversa due guerre e un confine, l'Abbazia di Rosazzo come cantina di invecchiamento. Nel pomeriggio visita al Castello di Spessa: cantine medievali, bunker della Seconda Guerra Mondiale a 18 metri di profondità, il Pinot Nero Casanova che riposava lì sotto mentre Casanova dormiva sopra.
Il Carso: Savogna d'Isonzo e Prepotto
Il Carso è un altro mondo — pietra, bora, terra rossa. A Savogna d'Isonzo, Lokanda Devetak dal 1870: sei generazioni di famiglia slovena, cucina che mescola Italia, Slovenia e Austria, una cantina con 13.000 bottiglie scavata nella roccia. Pranzo qui.
Nel pomeriggio, a Prepotto, Zidarich — la cantina a 22 metri sotto il Carso, la Vitovska che macera in tini di pietra calcarea, un vino che non assomiglia a nessun altro vino al mondo.
Il Brda sloveno: Ceglo e Šmartno
Si varca il confine verso il Collio sloveno — Brda in sloveno, stesso paesaggio, altra lingua. A Ceglo, Cantina Movia: trecento anni di storia, la nona generazione, vini naturali senza compromessi degustati sulla terrazza panoramica con vista sui vigneti.
A pochi minuti, Gredič — castello del Cinquecento, ristorante Bib Gourmand Michelin, enoteca con la collezione più completa dei vini di tutta la regione. Cena e pernottamento.
Šmartno e il confine istriano
Mattina nel borgo medievale di Šmartno — costruito su fondamenta romane, prima fortezza contro i turchi poi campo di battaglia tra Venezia e gli Asburgo. Pranzo alla Hiša Marica: menu stagionale che cambia ogni settimana, prosciutto tagliato a mano, formaggi sloveni, vini di Brda. Tavoli sul vicolo lastricato con vista sui vigneti.
Nel pomeriggio si scende verso l'Istria, attraversando il confine sloveno-croato tra le colline.
Istria: Momjan e Kozlović
L'ultima tappa è la più meridionale e la più inattesa. A Momjan, Cantina Kozlović — un edificio di architettura contemporanea sospeso sulla valle, dal 1904, con la terrazza di vetro che sembra galleggiare sui vigneti. La Malvasia Istriana di Kozlović è la discendente diretta di quella che i veneziani portarono da Monemvasia settecento anni fa. Un sorso e il cerchio si chiude.
Informazioni pratiche
In auto: l'itinerario si percorre con un'auto propria. Da Cormons a Kozlović sono circa 130 km, su strade secondarie che attraversano tre paesi e alcuni dei paesaggi più belli del nord-est europeo. Non è un itinerario da fare in fretta.
Frontiere: si attraversano i confini Italia-Slovenia e Slovenia-Croazia. Con documento d'identità UE, nessun controllo.
Periodo consigliato: settembre-ottobre per la vendemmia, o maggio-giugno. L'autunno nel Brda — con i ciliegi e i vigneti che cambiano colore — è straordinario.
Prenotazioni necessarie: tutte le visite in cantina (Russiz Superiore, Livio Felluga, Castello di Spessa, Zidarich, Movia, Kozlović) richiedono prenotazione anticipata. Lokanda Devetak e Gredič si prenotano con almeno 2-3 giorni di anticipo.
Esperienze lungo la rotta
La Subida: il bosco, la stella Michelin e l'anima del Collio di confine
enogastronomia
Borgo Gradis'ciutta: dormire tra i vigneti sul confine che Venezia e gli Asburgo si contesero per secoli
enogastronomia
Russiz Superiore: settecento anni di storia viticola nel cuore del Collio
enogastronomia
Livio Felluga: i vini della carta geografica e una storia istriana nel cuore del Collio
enogastronomia
Castello di Spessa: degustazione tra storia e bunker segreto
enogastronomia
Lokanda Devetak: dal 1870 sul Carso, dove Italia, Slovenia e Austria si siedono a tavola insieme
enogastronomia
Hiša Marica: pranzo nel borgo medievale dove Venezia e gli Asburgo si fronteggiavano
enogastronomia
Movia: trecento anni di vino naturale sul confine che non divide
enogastronomia
Gredič: un castello del Cinquecento nel cuore del Brda, con enoteca e cucina Michelin
ospitalità
Zidarich: la cantina scavata nella roccia del Carso e i vini che sanno di pietra
enogastronomia
