Vino & territorio

Venezia e la Malvasia: il vino che prese il nome da un porto

30 Ottobre 2026

A San Fantin, a due passi dalla Fenice, un sotoportego porta ancora il nome di Malvasia Vechia. È uno dei pochi segni rimasti nella città di un vino che per secoli Venezia comprò, trasportò, tassò e vendette in tutta Europa, e che aveva preso il nome da un porto fortificato del Peloponneso.

Qual è il legame tra Venezia e la Malvasia?

Malvasia era il nome che i mercanti veneziani davano ai vini dolci che arrivavano dal Levante, a partire da quelli imbarcati a Monemvasia, che in italiano diventò appunto Malvasia. Venezia ne controllò per secoli il commercio, ne spostò la produzione a Creta e in altri suoi possedimenti, e in città chiamò «malvasie» le botteghe dove quel vino si vendeva. Il legame è quindi soprattutto commerciale e linguistico: le uve che oggi si chiamano malvasia, compresa la Malvasia istriana, sono una famiglia eterogenea che condivide il nome più che una discendenza comune.

Monemvasia, la città con una sola porta

Monemvasia è una rocca sulla costa orientale della Laconia, unita alla terraferma da una sola via d’accesso, da cui il nome greco. Nel Medioevo il suo porto raccoglieva il vino dell’entroterra e delle isole vicine, e già all’inizio del Duecento quel vino era associato al nome della città. Nel Trecento, sui mercati di Venezia, «malvasia» indicava ormai un tipo di vino, dolce e forte, capace di reggere i lunghi viaggi per mare.

Venezia ebbe la città vera e propria solo più tardi. Monemvasia passò sotto la Repubblica a metà Quattrocento, durante la guerra con gli Ottomani, e le restò fino al 1540, quando la pace con il sultano costrinse Venezia a cedere i suoi ultimi possedimenti in Morea. Tornò veneziana per qualche decennio tra fine Seicento e inizio Settecento, durante la riconquista della Morea.

Da Creta a Rialto

Il nome viaggiò più del vino. Con il tempo i mercanti cominciarono a chiamare malvasia anche i vini dolci prodotti altrove, e il centro della produzione per Venezia diventò Creta, che la Repubblica governò fino alla caduta di Candia nel 1669. Dai porti dell’isola le galere caricavano botti destinate a Venezia e ai mercati del Nord: nel 1431 il mercante Pietro Querini salpò da Candia con centinaia di barili di malvasia diretti nelle Fiandre.

A Venezia la malvasia aveva i suoi luoghi. Le «malvasie» erano botteghe specializzate nei vini dolci del Levante, al vertice della gerarchia dei locali da vino della città, sopra osterie e magazeni. Secondo le ricerche presentate da Danilo Riponti al simposio internazionale sulle Malvasie del Mediterraneo, nel 1514 il loro numero fu limitato a venti, salì a ventotto nel 1567 e arrivò più tardi a cinquantasei; i venditori ebbero una propria corporazione dal 1572 al 1765.

Quando la Repubblica perse le isole del Levante, la richiesta di vini dolci e serbevoli si spostò verso i territori più vicini lungo le sue rotte, l’Istria e la Dalmazia.

Dove la malvasia è rimasta nei nomi di Venezia

La toponomastica conserva quello che i locali hanno perso. Oltre al Sotoportego de la Malvasia Vechia a San Fantin, nella città si trovano una calle, una fondamenta e un ponte che portano lo stesso nome, tracce dei punti dove un tempo si apriva una malvasia. Cercarli sui nizioleti, i riquadri bianchi con le scritte nere dipinti agli angoli delle calli, è un modo per rileggere la geografia del commercio veneziano. Il nizioleto di San Fantin, ridipinto, oggi scrive «Malvasia Vecchia» all’italiana, con la doppia: uno dei tanti casi della lunga discussione sulle grafie dei nomi di strada, che molti veneziani vorrebbero riportare alla forma storica in veneziano.

Una famiglia di vitigni, non un solo vitigno

Le analisi del DNA hanno smentito l’idea che tutte le malvasie discendano da un’unica uva greca: la maggior parte dei vitigni che portano questo nome non sono parenti tra loro. Il nome si è appoggiato nei secoli a uve diverse, un po’ come «champagne» o «sherry» erano nati per indicare un luogo prima di diventare uno stile.

La Malvasia istriana, la malvasia dell’Alto Adriatico, è il caso più chiaro. Gli studi genetici dell’Università di Zagabria non le hanno trovato genitori né in Grecia né in Italia, e l’ipotesi oggi più accreditata è che sia nata in Istria. Il nome, insomma, viene dalla storia veneziana; l’uva, probabilmente, è di qui.

Dove incontrare la Malvasia oggi

La Malvasia istriana è oggi uno dei bianchi più coltivati in Croazia, quasi tutta sulle colline dell’Istria, e si ritrova oltre confine nell’Istria slovena e in Friuli, dove rientra nelle denominazioni del Collio e dell’Isonzo. A Momiano, nell’Istria croata, la cantina Kozlović ne ha fatto il centro della propria produzione.

Il Filo d’oro della Malvasia percorre in sei giorni le terre dove questo vino si fa ancora, dal Collio al Brda e al Carso, fino all’Istria. Per scegliere le cantine c’è la nostra guida alle migliori cantine tra Friuli, Collio e oltre confine.

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